Peppe Cerillo
NOIA IN CURVA NORD

:::::::::::::::: 7 scatole di legno di dimensioni comprese fra 30x40 cm e 50x70 cm contenenti piccole scenografie tridimensionali montate su Polyplath
:::::::::::::::: 1 installazione 150x200 cm contenente 350 personaggi montati su Polyplath
La verità è un mito
di Angelo Petrella

«La verità è un mito», scriveva Roland Barthes.
Non esiste verità se non quella strumentale all’ordine delle cose esistenti. Un giorno qualcuno potrebbe “scoprire” che 2 + 2 fa 5 e quella diventerebbe la realtà ufficiale. Per quanto scomoda, per quanto visibilmente inaccettabile, per quanto palesemente arbitraria, come insegna Orwell.
L’unico modo per smitizzare un mito, allora, è costruire il suo contrario. Non un altro mito ma un antimito. Un mito depotenziato, ridicolizzato, umanizzato. In che modo? Attraverso tecniche antiche eppure efficaci quanto l’arte: decostruzione e montaggio. Ne possono venire fuori effetti irresistibili, provocatori, dissacranti. Come nelle opere di Peppe Cerillo, appunto: una serie di lavori à la Frankenstein, assemblati a partire da pezzi di realtà “ufficiale”, lungo le cui suture si intravede tuttavia il germe della satira, dell’invettiva mostruosa e sarcastica.
I personaggi di Cerillo, se così possiamo chiamarli, evocano il fragore domenicale delle curve calcistiche. Provate a eliminare gli ultras dagli stadi e a inserire, al loro posto, personaggi di tutti i giorni, casalinghe grasse, borghesi in giacca e cravatta ma anche facce televisive, personaggi potenti della politica e dello spettacolo. Immaginateli per un istante uno accanto all’altro mentre urlano e si accapigliano a vicenda. Ecco: è questa sensazione grottesca che sembra emergere dalla fruizione di queste opere. Una sorta di “fiera delle atrocità”, per una ennesima citazione.
La presa di posizione ideologica, politica, non necessariamente deve essere didascalica. A volte basta semplicemente presentare una accanto all’altra le vari facce del Sistema, per averne un affresco assolutamente irriverente e divertito: come in un’installazione in cui, accanto a Che Guevara, Malcolm X e Gandhi figurano Topo Gigio, Jovanotti, Muccioli e Madre Teresa.
Nel melting pot postmoderno in cui la distanza storica sembra sparire e in cui i valori sono addossati l’uno all’altro, l’unico modo di creare una differenza, un’alterità, è farsi attento conoscitore dei valori istituzionali per poi assumere l’atteggiamento opposto, sarcastico e irriverente. Ed è questo che Peppe Cerillo fa. Bloccando l’osservatore in una dimensione né compiaciuta né soddisfatta, ma vigile e partecipata. Una dimensione di “esitazione”, come direbbe Todorov.
Ma ora basta con le citazioni.


BIOGRAFIA

Peppe Cerillo nasce a Napoli nel 1973. Si diploma presso l' I.S.I.A (Istituto Superiore per le Industrie Artistiche) di Faenza, di cui e', dal 1996 al 1998, membro del comitato scientifico didattico. Lavora presso lo studio "Diva design" di Faenza quale progettista di pezzi speciali in ceramica da pavimento e rivestimento, oltre che addetto alla computer grafica; i suoi lavori sono presenti  al CERSAIE di Bologna in vari stands (tra cui Peronda, Coop. Imola, Cedir, Naxos, Omega, La Faenza, Sichenia). Nel 2005 ritorna nella sua citta' natale dove fonda un suo atelier ed Inizia a collaborare come scenografo con la compagnia teatrale Saltarelli/Giuliani.
Principali mostre e performances
2005: “Domizil”, Berlino, Howege' Galerie
2004: “Televisione, arma di distrazione di massa”, Napoli, Casina Pompeiana
2002: “New Genius, artisti segnalati”, Napoli, Casina Pompeiana
2000: “Rione Giallo”, Faenza (Ra)
1999: “Arte compressa 99”, Faenza (Ra)
1998: "Arte compressa", Palazzo Mazzolani, Faenza (RA); "Art Tunnel 998-1/2", grotte di Rescia, Claino con Osteno (CO); 51° Festival del Cinema di Locarno: allestimento "Buffez", stazione FFSS Locarno (Svizzera)
1997: "Frammentazione", Teatro Polivalente Autogestito, Bologna; "Bologna, Madrid e dintorni", TPO, Bologna