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FERNANDA VERON 31 marzo > 21 maggio 2011
Giovedì 31 marzo 2011, dalle ore 19:00 la Galleria Overfoto inaugura la mostra A Dream of the Unknown, personale di Fernanda Veron a cura di Micol Di Veroli. L'immagine dell'ignoto Il sogno è una condizione pura, una commistione di simboli e segni non contaminati dalla razionalità quotidiana che genera una folta schiera di immagini altrimenti invisibili. Mediante l'azione onirica si manifestano visioni ultraterrene, scenari fantastici od orrorifici, forme di pensiero che non appartengono alla realtà. In questo universo ancora inesplorato sembra quasi di udire la parola rivelata del divino od il nero richiamo delle forze occulte, tutto questo all'interno di un'ambivalente danza crepuscolare dove ogni percezione viene amplificata ed ogni misteriosa figura si trasforma in presagio. La nostra anima offre al sogno il suo lato più vulnerabile, addentrandosi negli oscuri passaggi di una strada maestra che conduce alla conoscenza dell'inconscio. Fernanda Veron, all'interno del viaggio per immagini di A Dream of the Unknown, offre al pubblico due fasi essenziali dello spostamento della mente umana attraverso gli impervi reami del sogno. Fotogramma dopo fotogramma la coscienza abbandona il suo saldo involucro per gettarsi nel cuore delle fitte nebbie della serie Le Sale Di Los che segnano il confine tra la realtà e l'illusione, tra le certezze del presente ed il delirio della chiaroveggenza. Ciò che Fernanda Veron offre è l'accesso ad una dimensione altra che ci spinge oltre il reticolo delle pure e semplici capacità sensoriali, costringendoci ad abbracciare l'intangibile. In ogni opera l'artista ricostruisce l'avventura del vagabondare nello spazio e nel tempo della mente, traducendo in immagini un processo privato e trasformandolo quindi in collettivo. Attraverso i vaporosi turbinii del pensiero si materializza l'ascensione, un veloce transito che trasporta l'immagine verso l'immagine, come l'acqua tracima per raggiungere se stessa. In questo passaggio tra la veglia ed il sonno, tutte le rappresentazioni non desiderate affiorano in superficie come le dense nubi che avvolgono i soggetti principali delle opere. Da qui nascono spettacolari visioni, forme e materie cangianti che si articolano e si espandono all'interno della mente come un organismo in lento ma costante divenire. L'approdo nel limbo del sovrannaturale è segnato dalle forme arcane della serie Nigredo IR/9, una sorta di intimo percorso iconografico che racchiude criptici messaggi e primordiali strutture di comunicazione. Ogni attenzione si focalizza su soggetti presi in prestito dal quotidiano che si allungano verso l'imponderabile, costituendo un alfabeto alchemico affascinante ed al tempo stesso inquietante. Lampi che baluginano nella livida notte, questa è la consistenza di ogni immagine appartenente a tale serie fotografica. Nel tentativo di afferrarle, queste saette si disperdono nel buio, producendo nuove scariche elettriche generatrici di nuove visioni. Per una rapida frazione l'arcano si disvela ed è solo allora che si determina la densa sovrastruttura dell'immagine illusoria. Ecco apparire un segno divino, un orrorifico ma affascinante monstrum, un intricato Tarot seguito da una sconosciuta runa. Questa intelligibile forma di comunicazione segue il medesimo meccanismo costituito dagli incidenti visivi che solitamente vengono associati al momento del sogno. Fernanda Veron aggiunge a tutto ciò un velo di mistica instabilità, di nero fascino. Si manifesta così il trionfo di un'estetica dell'ignoto dove le entità positive si fondono con quelle negative generando un futuro possibile o un passato sepolto negli oscuri anfratti della memoria universale. Il viaggio di A Dream of The Unknown, oltre ad essere un'esperienza visiva, uno spostamento onirico, rappresenta un vero e proprio passaggio attraverso la multiforme essenza della tecnica fotografica. Fernanda Veron non si limita infatti ad una sola metodologia, ad un unico impianto scenico o narrativo, ma affronta con eguale maestria e seminale intento creativo un vasto compendio di esperienze legate all'immagine. L'intervento analogico diviene quindi un supremo mezzo per aggredire la presenza organica della pellicola, come se si trattasse di una dura pietra da incidere e trasformare. Scolpire una forma nella forma, questo è il puro intento di Fernanda Veron, una ricerca sottile e profonda che non poggia su punti fermi, non conosce manierismi stilistici ma punta dritta alla naturale dimensione della luce. Solo in questo modo può rendersi visibile l'immagine del sogno che rende oggettiva la passione dell'uomo nei confronti dell'ignoto. Micol Di Veroli ________________________ Fernanda Veròn, argentina, nata nel 1978, vive e lavora a Roma. Maestro dʼ Arte Applicate e Scenografa, si trasferisce nel Nord d’Italia dove qui si diploma all’istituto dʼarte di Gorizia. Prosegue poi gli studi a Roma in discipline grafiche e teatrali. Nel 2004 espone i suoi primi lavori di arte visiva al Festival di Fotografia di Almansa, (Spagna). Le prime esperienze sono verso la sperimentazione dell immagine fotografica attraverso l’uso della pittura e del digitale. Nel 2006 è invitata dal Centro Sperimentale di Fotografia di Roma ad una mostra evento, con un lavoro sui “Paesaggi della memoria: una narrazione fotografica sui luoghi dove l’arista ha vissuto nella sua infanzia. Nello stesso anno, collabora su un progetto di foto-racconto insieme allo scrittore Alessio Romano per la II edizione del Festival Freeshout negli spazi degli Ex Macelli del Comune di Prato. Eʼ invitata alla II edizione del Festival Internazionale di Fotografia di Roma, con una mostra personale a cura di di Augusto Pieroni, storico e critico dellʼarte contemporanea. Nel 2007 lo stesso Pieroni cura CF3 Festival di Arti Visive III edizione (Puglia), nel quale la Veron partecipa con foto e video. Nel 2009 espone un progetto fotografico sul tema “La Gioia” alla VIII edizione di Fotografia-Festival Internazionale di Roma, sotto la direzione artistica del fotografo Marco Delogu al Palazzo delle Esposizioni. Tra il 2008 e il 2009 partecipa con mostre collettive e una personale alle attività della galleria Dora Diamanti Artecontemporanea di Roma, attività organizzate dal critico e curatore Micol di Veroli. Nel 2009 è invitata dal curatore Giovanni Cervi al Festival della Fotografia Europea Reggio Emilia, con il progetto Whaleless, (Ketosproject 2.1) riproposto un anno a dopo allʼAcquario Civico di MiIano nel 2010. Lʼartista realizza per la sua prima personale nel 2009 il Video “Le Sale di Los” presentato a Roma al Padiglione Pelanda (Macro Future, Roma). Il video, autobiografico, “Le Sale di Los” è un racconto onirico sul tema del tempo circolare: il Ku nel buddismo: il cerchio simbolo del vuoto. Questa sospensione del tempo, nel video è descritta da immagini create attraverso il linguaggio performativo delle sue mani. Progetti come ”Argentinaʼ70” (2006) o “Ring of Fire” (2009) confermano la sua impronta surreale e magica di tutto il suo lavoro, così come pure la riconducibilità dei contenuti delle sue opere ad indagini personali sui temi della memoria come luoghi di culto dove meditare l’immaginario collettivo. Animismo ed esoterismo si ritrovano invece nel lavoro “Viaggi sul nastro di Moebius” (2008), “Nigredo I/R_9” (2009) e “Venus” ; le filosofie orientali ed il misticismo sono i temi dell ‘installazione “MantramBox_ la lanterna magica del pensiero” (2010) realizzato al C.I.A.C Centro Internazionale per l’Arte Contemporanea, Castello Colonna di Genazzano (Roma) e il progetto “L’uomo noosferico”, presentato al Festival della Creatività 2010, Firenze, ed alla Centrale Montemartini (Musei Capitolini, Roma). |
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