| Alessandro Cimmino WORKS :::::::::::: Serie Matrix: 5 pure carbon pigmented prints, 50x140 cm :::::::::::: Serie CCTV: 2 pure carbon pigmented prints, 80x100 cm :::::::::::: Serie MAY-DAY: 4 pure carbon pigmented prints, 100x128 cm CATALOGO ED. OVERFOTO |
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| Intervista ad Alessandro Cimmino di Diana Marrone Perché preferisci la fotografia all’architettura? Sono due cose molto diverse. La fotografia la uso per raccontare, l’architettura è uno strumento per la collettività, e serve a costruire.MATRIX racconta la densità, la stratificazione e la complessità delle metropoli contemporanee; quattro immagini (50 x 140 cm, Pure carbon pigmented print, 1/5) presentano visioni orizzontali, edifici come flussi, blocchi continui di pareti e finestre che mettono in discussione l’architettura seriale delle periferie e contemporaneamente irridono alla sequenzialità propria di questi edifici. L’artista si appropria degli edifici ritratti e li riordina oppure li rende piatti, oppure li scompone creando nuove composizioni di building in un irreale effetto da Sim City. Anche il racconto costruisce, oltre a rielaborare: ad esempio nuove prospettive... Per me il racconto è libero da qualsiasi schema ed è indipendente da qualsiasi vincolo. Anche se quando fotografo mi confronto con i lavori degli altri, oppure con l’iconografia dell’arte contemporanea. Però cerco costantemente tecniche, linguaggi e sistemi mai utilizzati. Matrix, CCTV e MAY-DAY sono tre modi diversi di raccontare e guardare la città: Matrix mette completamente in discussione la realtà e la prospettiva (i must della fotografia), mentre con CCTV, ho immaginato un utilizzo antitetico delle telecamere a circuito chiuso, che nessuno ha mai guardato con quello scopo. Mi sono chiesto, infatti, se fosse possibile raccontare una città attraverso le CCTV. Al termine del lavoro, la risposta era sì. Pur inquadrando delle porzioni molto dettagliate delle città, siccome le CCTV sono assai abbondanti e tanto presenti intorno a noi, esse alla fine sono in grado di costituire una trama di racconto così potente che - tutte insieme - sono capaci di restituirti un’immagine riconoscibile della città. L’audience è in grado di riconoscere quale città sta guardando! Come hai scelto le CCTV dal cui monitor hai poi scattato le immagini? Ti sei mosso a caso oppure avevi in mente dei luoghi rappresentativi? Le telecamere non le ho scelte, le ho usate tutte. Tutte quelle che incontravo. Ho scattato oltre 200 diverse CCTV. Ogni immagine riprende i monitor, quindi restituisce esattamente quello che vedono i guardiani. I luoghi ritratti in MATRIX? Scelti come? Aeroporti, edifici e spazi urbani. Ho usato una serie di immagini riprese in diverse città ed in diversi aeroporti per costruire delle immagini virtuali che raccontavano esattamente un aspetto della realtà urbana. Perché non la realtà stessa? Perché rielaborarle? La prospettiva reale non era abbastanza efficace? Volevo usare la fotografia in maniera diversa e mi interessava la finzione che è l’opposto della fotografia. Il luoghi ritratti non esistono eppure parlano perfettamente di un aspetto, la densità, delle nostre città: MATRIX quindi è un paradosso, in termini fotografici. Di solito l’evidenza fotografica è imprescindibile quando di solito vuoi avere una certezza dell’esistenza di qualcosa. Infatti o chiedi un’immagine, o fotografi. Io ho preferito la finzione per parlare di ciò che esiste. E chi vede le immagini è proiettato immediatamente al cuore del racconto. Senza mediazioni. E’ dentro quella densità, anche se poi comincia a riflettere. E comprende che ciò che vede non esiste anche se gli parla esattamente di quello che ha intorno. MAY-DAY va al cuore del problema: Napoli. Tu invece hai scelto hai scelto Milano, perché? Perché non hai neanche un laboratorio per stampare le tue foto o perché non esiste il cuore editoriale per le tue pubblicazioni? Eppure Napoli è un formidabile plot, tutta intera cadente e struggente com’è …. Ho scelto Milano per vivere e lavorare perché nel 1997 ho conosciuto Stefano Boeri (architetto, fondatore di Multiplicity, attuale direttore della rivista Domus, ndr), un caro amico, e nel 1998 ho cominciato a lavorare con lui. Continuo a confrontarmi con lui e a partecipare ad alcuni suoi lavori sul territorio (CCTV è stato pubblicato su Domus, ndr). MAY-DAY ha come soggetto Napoli, piegata dalla camorra… MAY-DAY racconta come la criminalità può trasformare l’immagine della città contemporanea. E’ un lavoro che si potrebbe fare in altre megalopoli che hanno gli stessi problemi di criminalità di Napoli, come San Paolo in Brasile o come Lagos. Perché quando guardo le foto di questa serie devo pensare alla criminalità se non vedo un solo morto ammazzato oppure un abuso verso qualcuno? La criminalità la racconto rappresentando le città di notte con tutte le finestre nere. Le finestre illuminate di notte rappresentano la vita delle persone, dei cittadini e delle città che essi abitano. Una città illuminata di notte con tutte le finestre nere, mi fa pensare ad una città morta o bombardata, dove un evento catastrofico ha sterminato tutto. Le immagini restituiscono una porzione di città reale, ferita, in cui è appena successo qualcosa di molto serio, di catastrofico in grado di coinvolgere e condizionare tutta la popolazione. Il tuo prossimo progetto: ritrarrai mai persone? Ci sto pensando, probabilmente la mia prossima ricerca sarà una riflessione sulle persone e sul loro modo di convivere all’interno delle trasformazioni urbane. BIOGRAFIA Nasce a Napoli nel 1969. Vive e lavora a Milano. Nel 1997 esordisce con"Napoli Fotocitta' - Dintorni dello sguardo", sviluppando una ricerca sulla percezione della citta' in movimento con un lavoro dal titolo "60 km/h". Nel 1998 si laurea in Architettura. Nel 1999 viene selezionato al concorso Architektur im kontext (db Architekturbild) ed espone a Norimberga, Weimar e Berlino, nel 2000 a Zurigo e Colonia. Nel 2001 elabora un progetto fotografico per Multiplicity sulla rappresentazione della citta' contemporanea dal titolo "Matrix", pubblicato su USE (Uncertain States of Europe) ed. Skira. Nel 2003 espone allo Spazio Erasmus Brera, Milano nella collettiva “Photo: the rising generation” e a Napoli, Palazzo Reale, Quadriennale di Roma per la “Mostra sull’arte contemporanea”. Nel 2004 presenta il video "CCTV_ closed circuit television, Napoli Est" nell’ambito di Stazione Utopia Revisited, Napoli, e nel 2005 espone il suo ultimo lavoro fotografico, "CCTV_Napoli Genova Milano" all’ Artandgallery no parachute V edizione, Milano e a Biella, Museo del Territorio, in "Urbana, la citta' in trasformazione: visioni prospettiche - derive metropolitane". Nel 2005 espone nella galleria San Fedele Arte “Il paesaggio tradito- Sguardi su un territorio compromesso” e nel gennaio 2006 presenta tre ricerche sulla citta' nella mostra personale “Fotografie/CCTV” alla galleria Nowhere Gallery, Milano . Attualmente e' impegnato in attivita' di ricerca sulle trasformazioni del paesaggio urbano. |
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