| Alessandra Cianelli STORIA DEL PURPO CON LA TESTA DI CUORE ::::::: 14 c/prints 35x42 cm su carta Endura satinata montate in 2 serie da 7 su Light ::::::: 5 c/prints 40x53 cm su carta Endura satinata monatate su D-bond ::::::: 6 c/prints 40x50 cm su carta Endura satinata montate su D-bond ::::::: 1 video 12’ ::::::: performance dell'artista, vj set di Roberto Russo e sound di BK Bostik presso il Lanificio 25 CATALOGO ED. OVERFOTO |
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| Il mutante nel brodo di Emilie Reinhold La vodka ghiacciata si gusta col brodo di purp’ bollente : il caldo del peperoncino incontra sulle nostre lingue la carne di quest’animale che ci immaginiamo freddo come un serpente. Per Alessandra Cianelli sembra tutt’altra cosa : se il purpo fosse questo banale mollusco, questo pollo di mare la cui carne costa poco e si mangia nelle bettole più umili, allora probabilmente non avrebbe quest’importanza per lei. Invece lei ne fa l’attore bizzaro di un mito moderno con un video che ricorda certe opere fatte di acqua e fuoco di Bill Viola e una performance che potrebbe essere avvicinata alle opere di Rirkrit Tiravanija e alle teorie di Nicolas Bourriaud sull’estetica relazionale. Le imagini che raccontano la storia del purpo a testa di cuore vengono da un mondo di sogni, un mondo notturno e solitario dove l’inconscio ha preso il sopravvento, rendendo tutto possibile. Il purpo di Alessandra Cianelli fa alleanza con un cuore umano ribelle e diventa un mostro al forte potere simbolico ; cuore-purpo, cupurpo, purpore, tanti nomi bizzari si possono dare a quel mutante che personifica la nostra difficile condizione di corpi umani limitati e formattati, con tutti organi programmati. Il connubio cuore purpo è un’alleanza politica, una resistenza .E il purpo che da un corpo ed un sostegno al cuore, dandogli la possibilità di ballare ai ritmi dell’acqua. Il mare è sempre un elemento importante nel lavoro di Alessandra Cianelli, il mare madre, il mare nostrum, il mare come rifugio, liquido amniotico, ma anche il mare come condizione di libertà, come serbatoio di ignoto e di sogni, il buio che ci nutre, il movimento che ci porta da una sponda all’altra. Ma perchè il polipo ? Forse perchè dal punto di vista della struttura assomiglia al cuore. Il polipo è una pompa, una specie di muscolo involontario, un’essere oscuro che fa parte da un lontano inconscio collettivo, un mollusco che non ha niente di molle, un animale primordiale, essenziale, come il battito del cuore nella pancia della futura madre. Oppure il cuore disperato incontra il polipo per un semplice caso, in una specie di fusione caotica che è possibile soltanto nell elemento mare, la dove sono nati i primi esseri viventi. Ma il vero attore qui non è il cuore ma il polipo. Il cuore dall’inizio è definito come un essere independente, una bestia ; infatti già dalla nascita nella pancia materna il cuore è un cefalopode, il più evoluto dei molluschi, un muscolo-mollusco. Quello che definisce il polipo è la sua consistenza, questo modo in cui resiste sotto i denti, e poi questo suo charme inimitabile quando si muove sott’acqua, quando la paura lo fa virare dal verde-grigio al viola, infatti dai pescivendoli di Montesanto è spesso viola, cosciente già della sua fine mortale. Mangiare del polipo significa appropriarsi delle sue qualità cosi uniche, da animale impossibile da classificare. La sua bocca se fate attenzione (non ve lo fate pulire quindi dal pescivendolo) assomiglia a un minuscolo becco di uccello ficcato al centro dei tentacoli, la dove prende i granchi in trappola. La sua testa è come un cappuccio che pende inutilmente, con quest’aria un po’ triste da essere che non sa che fare dalla mattina alla sera, i suoi occhi se vi è mai capitato di vederli in movimento, sono grandi e umili, di una gentillezza disarmante, come gli occhi delle mucche. E poi questo simpaticone si lascia prendere cosi facilmente, cosi facilmente da diventare un gioccatolo effimero per i figli del pescatore. Eppure quando Alessandra Cianelli lo offre ai suoi ospiti lo fa per renderli più forti, più resistenti alle correnti, come se le sue caratteristiche uniche potessero passare nel corpo umano. Qui si tratta di diventare un po’ come polipi, e la stranezza del video ci parla del diventare-purpo dell’uomo, al contrario dei numerosi film d’animazione che non fanno altro che umanizzare l’animale. Col brodo di polipo la Cianelli riattiva un antica tradizione partenopea dandogli però un senso nuovo : infatti servito cosi si ha l’impressione di mangiare il polipo vivo, vale a dire non più una semplice carne ma l’animale con la sua anima e la sua storia particolare. BIOGRAFIA Alessandra Cianelli nasce nel 1966 a Napoli, dove vive e lavora. . Scenografa e costumista in produzioni teatrali, audio-visive e cinematografiche, dal 2004 è attenta alle sperimentazioni ed alle possibilità espressive del linguaggio audiovisivo e delle installazioni. I suoi lavori, realizzati servendosi di strumenti e tecniche diverse - da quelle analogiche più tradizionali quali disegno, pittura, scultura, ai media digitali quali video, editing e fotografia - formano un proprio percorso autonomo e sono frutto di una sensibilità raffinata ed istintiva, di un bisogno di sperimentazione continuo che integra i temi dell’arte contemporanea internazionale. Attraverso i suoi lavori, l’artista, con vena anche ironica, racconta se stessa, i suoi sogni ad occhi aperti, estendendo la sua ricerca fino a raggiungere una più approfondita inconscia memoria collettiva. Sue opere sono state esposte nell‘ambito di: Sensi contemporanei -Incursione vesuviana, a cura di Gigiotto Del Vecchio, Mostra d’Oltremare, Napoli 2004; Immaginari, linguaggi, pratiche urbane - Spazio Temporaneo di Documentazione, Pan Palazzo delle Arti, a cura di Laura Bardier, Taryn Ferrentino, Mena Carangelo e Anna Migliaccio, Napoli 2005; Videovetrina 04, Galleria LipoliLopez, a cura di Pericle Guaglianone, Roma 2005; Lounge art, Napoli 2005; White Light/White Heat , Galleria Verrengia, Salerno 2005; A corto di donne, Festival di cortometraggi di sole autrici, Pozzuoli 2006; Ardeo, sezione videoarte Tranifilmfestival,Trani 2006. |
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